
Il 12 settembre 1990, per atto del Notaio Adolfo Frattarolo di Manfredonia (FG), Franco Rantuccio (Direttore della Clinica Dermatologica dell'Università di Bari) ed io costituimmo una nuova società scientifica cui demmo la denominazione di "Associazione Italiana di Diagnostica Non Invasiva in Dermatologia" (AIDNID), affinché ne fossero immediatamente chiari gli intenti.
L'AIDNID, infatti, nacque con l'ambizione di stimolare il confronto fra quanti (per la verità non pochi, ma generalmente isolati) in Italia già utilizzavano le tecniche di diagnostica non invasiva in campo dermatologico pressoché esclusivamente a scopo di studio (valga per tutti il ricordo del compianto Prof. Enea Mian, socio onorario della nostra associazione, pioniere indiscusso in questo campo) e di coordinarne gli sforzi, ma anche di promuovere la fruizione da parte dei dermatologi italiani di queste tecniche diagnostiche.
L'idea, ambiziosa ma entusiasmante, nacque dalla lunga esperienza che ci eravamo fatta nell'ambito della Clinica Dermatologica dell'Università di Bari, dove ho operato prima di assumere il ruolo di Primario della Divisione di Dermatologia dell'Ospedale "Casa Sollievo della Sofferenza" di San Giovanni Rotondo (Fg) il 1° ottobre 1980. Infatti, già dagli anni '70 ci eravamo occupati di diagnostica non invasiva nella nostra clinica prevalentemente indirizzata alla diagnostica delle turbe vascolari ed all'utilizzo della capillaroscopia, pur non trascurando altre tecniche quali la pHmetria, la sebometria, ecc.
Seguendo quindi l'argomento ci eravamo resi conto come le biotecnologie potevano aprire nuovi orizzonti alla Dermatologia, branca ancora in quegli anni estremamente basata sulla soggettività delle rilevazioni e sulla cultura dell'osservatore e quindi al limite dell'empirismo, oggettivizzandola.
Il loro utilizzo, infatti, permette di quantizzare i fenomeni osservati in dati riproducibili, nei limiti del possibile e purché vengano utilizzate le stesse apparecchiature, in ogni ambulatorio-laboratorio e trasferire quindi ai successivi osservatori non impressioni ma dati. Valga per tutti l'indice PASI, è ancora troppo legato alle capacità personali dell'osservatore, i cui elementi formativi potrebbero essere desoggettivizzati utilizzando le biotecnologie quali colorimetro, ecografo cutaneo, ecc.
Osservando la diffusione avuta da alcune tecniche di osservazione, e la dermatoscopia in particolare, Franco Rantuccio, io, i direttivi che si sono succeduti in questi 13 anni e tutti i soci dell'AIDNID, possiamo ritenerci sufficientemente soddisfatti dei successi conseguiti e del cammino percorso, anche se dobbiamo ammettere che molto resta da fare sia nel perfezionamento delle biotecnologie attuali e nell'acquisizione di nuove tecniche d'indagine, sia nella loro diffusione, sia nelle capacità del loro utilizzo da parte del dermatologo. Tutto ciò è certamente compito dell'AIDNID, e rappresenta il suo futuro.
Michele Lomuto
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